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La carta di identità del materiale naturale

Disegnare Fuori

“Writing is pain, agony and backache.   I certainly could write without drawing, but drawing makes me see so much more. And by the sametoken, writing and learning makes me see so much more when I draw.” – Ann Zwinger

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tra meraviglia e apprendimenti

Il ritratto naturalistico ha una pennellata antica che risale alla preistoria, quando l’uomo primitivo tracciava i primi segni sulle pareti rupestri delle caverne ove trovava riparo, con l’ausilio di elementi naturali, fiori, foglie, polveri in grado di colorare la superficie con toni caldi e ferrosi e pietre appuntite come scalpelli in grado di scalfire e lasciare i solchi giunti fino a noi. Talora erano il dito e la mano a fungere da pennello riportando tracce della presenza dell’homo sapiens e della sua relazione con l’ambiente ma sempre con un fine comunicativo: il primitivo dipingeva per testimoniare la propria esistenza attraverso scene di caccia e di quotidianità comunitaria, tra il simbolico e il reale, costruendo memoria. Le tracce dell’uomo lungo la storia, per quanto rozze e interpretabili, realistiche e ancorate all’agire, sostengono il pensiero che gli esploratori ci hanno lasciato: lo stupore è un mediatore di apprendimento; la meraviglia è il motore della tensione alla ricerca; la curiosità è la culla del sapere; la memoria è un patrimonio a più linguaggi: “Before we had words, we had wonder”, Amy Tan ci ricorda che, fin dalla nascita, il nostro sguardo è volto alla conoscenza animato dall’incanto, dalla caducità di ogni perla acquosa sugli steli delle migliaia fili d’erba che danno volto al prato, all’insetto morto schiacciato, privo di una zampa o con le interiora esposte, ed è proprio dall’istinto alla contemplazione e alla documentazione che dovremmo ricostruire l’approccio scolastico al disegno dal vero, al disegno come strumento.

(tratto da Il disegno naturalistico tra meraviglia e apprendimenti, di Sara Vincetti, in Didattica all'aperto a cura di Michela Schenetti, edizione Erickson, 2022)

Perchè proporre il nature journaling a scuola?

  • Dilata i tempi di attenzione e del silenzio meditativo

  • Favorisce l’acquisizione di abilità cognitive

  • Sostiene il metodo scientifico, l’attitudine alla ricerca e all’approfondimento

  • Coniuga più linguaggi espressivi, la scrittura creativa e il disegno dal vero

  • Potenzia la manualità fine, la prensione, la calligrafia

  • Alimenta il sentimento ecologico e l’attenzione verso la natura prossima

  • Alimenta il senso civico e la cura del territorio

  • Favorisce la riflessione e l’analisi

  • Lascia spazio alla libera espressione e all’individualità

  • Nutre l’autostima, la fiducia in se stessi e nella condivisione delle proprie idee

  • Rispetta i tempi di apprendimento e gli interessi personali

  • Favorisce l’acquisizione di informazioni, dati, saperi scientifici

(tratto da Il disegno naturalistico tra meraviglia e apprendimenti, di Sara Vincetti, in Didattica all'aperto a cura di Michela Schenetti, edizione Erickson, 2022)

Bibliografia


Biasetton F. (2018), La bellezza del segno, Bari, Laterza.
Bushell A. (2020), 100 Ideas for Primary Teachers, Londra, Bloomsbury.
Carson R. (1956), The Sense of Wonder, «Woman's Home Companion».
Carson R. (2020), Brevi lezioni di meraviglie, Arezo, Aboca.
Dean P. (2019), Nature Drawing and Watercolour, New York, Watson Guptill.
Durrell G. e Durrell L. (1993), The Amateur Naturalist, Londra, Dorling Kindersley.
Guerra M. (a cura di) (2017), Materie Intelligenti, Parma, Junior.
Leslie C. W. (2005), Drawn to Nature, North Adams, Storey Publishing.
Leslie C. W. (2010), Nature Connection, North Adams, Storey Publishing.
Leslie C. W. e Roth C. E. (2003), Keeping a Nature Journal, North Adams, Storey
Publishing.
Lomazzi G. (2012), Il principe dei botanici, Faenza, Homeless Book.
Mabey R. (2011), Il taccuino del naturalista, Milano, Ponte alle grazie.

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